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Parabola della zizzania - Parrocchia San Marco

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ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2025
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Parabola della zizzania

catechesi e formazione > le parabole
altri nomi della parabola:
  • Parabola dell'erbaccia nel frumento.

La parabola della zizzania è una parabola di Gesù, presente nel Vangelo secondo Matteo e nell'apocrifo Vangelo di Tommaso.  Narra del buon seme la cui crescita è disturbata dalla zizzania. Il termine zizzania proviene dal greco zizánion e dal tardo latino (crist.) zizania e indica la pianta del loglio (Lolium temulentum).
La versione del Vangelo secondo Matteo  (13, 24-30)


« Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo.
E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. »

Poco più avanti Gesù ne fornisce la spiegazione ai discepoli che ne hanno fatto esplicita richiesta  (13, 37-42)

« Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del diavolo, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda! »
Il detto del Vangelo di Tommaso (versetto 57)


«Gesù disse: Il regno del Padre è come un uomo che aveva [buon] seme. Il suo nemico venne di notte e piantò zizzania in mezzo al buon seme. L'uomo non permise che togliessero la zizzania. Disse loro: Che non andiate a togliere la zizzania, e togliate con essa il grano. Poiché il giorno del raccolto la zizzania sarà palese; saranno presi e bruciati.»
Cerchiamo il significato della parabola:

La parabola del buon seme e della zizzania vuole metterci in guardia dal sentirci completamente buoni o completamente cattivi. Ci mette in guardia dal pensare che ci sono culture completamente buone e culture completamente cattive. Ci mette in guardia anche dal considerare alcune religioni completamente buone e altre completamente cattive. Nel nostro servizio missionario, in altri contesti culturali e religiosi, il Vangelo è lo strumento che ci è stato dato per saper vedere e imparare a distinguere il grano buono e la zizzania, anzitutto in noi e poi anche nella realtà che ci circonda.
Questa parabola ci aiuta ad accettare tutti e tutto con gli occhi e il cuore di Dio: sempre misericordioso e paziente nel cercare di raccogliere da ciascuno di noi un buon raccolto.

Il nostro cuore è quel campo descritto dalla parabola, nel quale il Signore con tanta cura e speranza getta il buon seme. Il nostro cuore, però, è quel campo dove può crescere anche la zizzania, l’erba cattiva, seminata da qualcuno che non ha nessun interesse a far sviluppare quel seme buono gettato con tanta cura da Dio. Nessuna persona è perfettamente santa, e nessuno è perfettamente cattivo. Le due realtà convivono e lottano in ciascuno di noi. A volte, sono così in simbiosi tra loro che è difficile distinguere il grano dalla zizzania, e bisogna aspettare che il grano maturi per poter rendersene conto.
Anche la persona più ‘perversa’ ha la possibilità di essere liberata dalla zizzania che cresce nel suo cuore. Nel momento della mietitura si fa di tutta l'erba un fascio. È solo dopo che si separa la cattiva da quella buona. Questo grazie alla pazienza di Dio, che aspetta che tutto maturi dentro il nostro cuore affinché si possa separare il grano buono da quello cattivo.

La nostra tentazione è l’atteggiamento contrario a quello di Dio, quella di non avere pazienza e di mettere ‘subito’ tutto in ordine: sradicare quello che ci sembra cattivo al costo di sacrificare le piantine buone, quelle che un domani si trasformeranno in un buon raccolto. Infatti, il grano e la zizzania nel loro primo sviluppo sono quasi simili, quasi non si distinguono. Quando giungono ad un buon livello di sviluppo si inizia ad intravedere le piantine buone da quello cattive. A questo punto le radici sono già interconnesse tra loro al punto tale che estirpando una rischi di estirpare anche l’altra.
Non è nostro compito giudicare gli altri, e tanto meno condannare oppure allontanare dalla comunità chi, secondo noi, non è degno di appartenervi, sia perché appartenente ad un’altra cultura, religione o semplicemente perché diverso da noi. Il giudizio spetta a Dio. Lui sa aspettare. Lui conosce il segreto dei nostri cuori. Permette ad ognuno di noi di arrivare a piena maturazione per poi distinguere nel nostro cuore quello che va bruciato da quello che va conservato. È lo stesso Dio che accoglie a braccia aperte il figlio prodigo dopo che questi aveva sperperato la sua parte di eredità.
È Lui che fa piovere sui buoni e sui cattivi.

Colui che va oltre la zizzania con la speranza che il grano buono cresca e maturi abbondante dentro di noi.
Tutto questo, comunque, non significa che la zizzania si trasformerà in grano: la zizzania rimane zizzania. Lo stesso vale per il peccato: il peccato rimane peccato, il male è male. Nostro compito è far spazio nel nostro cuore così che il grano cresca abbondantemente e tolga spazio vitale alla zizzania. Cosa significa tutto questo quando abbiamo a che fare con persone e realtà altre?
Per noi credenti, è importante la pratica della correzione fraterna, personale e/o comunitaria. Essa non è giudicare l’altro. Piuttosto, si tratta di consigliare, e delle volte, anche riprendere chi opera il male; non è lo stesso che condannare. San Paolo ci ricorda: “Riprendilo come fratello, però non trattarlo come nemico”.
Il giudizio finale lo lasciamo a Dio. Tra di noi, aiutiamoci vicendevolmente a togliere qualche filo di zizzania dai nostri cuori e facciamo crescere un po’ più il grano, qualsiasi sia il contesto dove il Signore ci invia.


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