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Parabola della rete - Parrocchia San Marco

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ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2025
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Parabola della rete

catechesi e formazione > le parabole
altri nomi della parabola:
  • Parabola il Giacchio

La parabola della rete è una parabola di Gesù, inserita nel Vangelo secondo Matteo e nel Vangelo di Tommaso; essa fa riferimento al giudizio universale.
Questa è la settima e ultima parabola nel capitolo tredicesimo del Vangelo secondo Matteo, ed è seguita direttamente dalla parabola della perla, che riguarda il regno di Dio, a cui si ricollega tramite il tema dell'inferno e del paradiso.
La versione del Vangelo secondo Matteo  (13, 47-52)


«Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.   Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche»»
Il detto del Vangelo di Tommaso (versetto 8)


Gesù disse, “L’uomo è come un pescatore saggio che gettò la rete in mare e la ritirò piena di piccoli pesci. Tra quelli il pescatore saggio scoprì un ottimo pesce grosso. Rigettò tutti gli altri pesci in mare, e poté scegliere il pesce grosso con facilità. Chiunque qui abbia due buone orecchie ascolti!”
Cerchiamo il significato della parabola:

Matteo riporta una parabola tratta dall’esperienza della pesca nel lago di Tiberiade, titolata la parabole delle reti (Mt 13:47-50). La parabola è presente solo nell’Evangelo di Matteo ed è l’ultima di una serie di sette nel discorso in parabole.

E’ il grande capitolo delle parabole del Regno, attraverso cui Gesù vuole presentare il Regno dei Cieli nella sua variata espressione salvifica, il modo variegato dell’accoglienza del messaggio evangelico dell’uomo(la parabola del seminatore), la convivenza del Cittadino del Regno con quella del Cittadino del Secolo mimetizzatosi tra i cristiani(la parabola dei grano e della zizzania), l’apparente fallimento dell’evangelo nella sua nascita, diffusione e la realizzazione incontenibile nella sua fase finale(la parabola del granello di senape), il procedere del Regno nella sua graduale forza propulsiva(la parabola del lievito), la ricerca e la scoperta dell’evangelo (la Parabola del tesoro nascosto e della perla preziosa).

Essa indirizza gli ascoltatori e i lettori verso il “Grande Giudizio” alla fine della storia, in cui si realizzerà definitivamente il “Regno dei Cieli” con la definitiva separazione tra i giusti e gli improbi ed è divisa in due parti:

La prima parte della parabola inizia con la classica espressione matteana: “Il Regno dei Cieli è simile a…”, riportata in diverse parabole precedenti, sebbene manchi il termine “palin”(ancora), che illude l’uditorio o i lettori a pensare che fosse una formula di paragone con le reti, ma che , in realtà, l’espressione ha il seguente senso: “… Accade al Regno dei Cieli come accade al mondo della cernita dei pesci”. In altre parole, l’incipit vuole dire che, come la rete cattura creature marine di ogni sorta, che saranno sottoposte a selezione, allo stesso modo accade per il Regno dei Cieli.
La rete che viene gettata nel lago è la “saghene”, termine che è usato solo qui, tradotto con "giacchio”, che è una rete a strascico, usata nella pesca nel lago di Tiberiade, lanciata in acqua da una barca che girava a semicerchio. Era munita di piombi e galleggianti, trascinata a riva per mezzo di lunghi funi.
Ciò che viene irretito è “ek pantòs ghenous”(di ogni specie), ossia una varietà di pesci (sembra che nel lago di Tiberiade ve ne siano due dozzine). Sono comprese altre creature marine, come anguille e crostacei.
L’azione del pescare animali acquatici è un simbolo escatologico, in cui assiste sulle rive del Mar Morto alla cattura con la rete “saghene”, di pesci di ogni genere.
Nella rete abboccano sia pesci buoni che quelli inutili. I pesci buoni sono quelli previsti dalla legge levitica di purità, commestibili e commerciabili, mentre gli inutili sono quello esclusi dalla stessa legge levitica (il pesce gatto, creature marine senza squame, che, sono ritenute impure e non mangiabili) Il significato principale di “tapròs” è “avariato”, “marcio”, che può essere tradotto inadatto o inutilizzabile, non essendo il pesce marcio, perché è stato appena pescato.
I pesci buoni sono posti in contenitori(agghe), mentre quelli inutili sono buttati tra i rifiuti.

La seconda parte è quella esplicativa della parabola con un chiaro taglio apocalittico.
La formulazione iniziale interpretativa è identica a quella in Mt 13:40b.
La scena della divisione dei giusti e degli ingiusti da parte degli angeli è tratta dal tipico linguaggio apocalittico.
Ciò che viene evidenziato è l’alienazione dei malvagi. I giusti sono ciò che resta dopo il giudizio. In base a ciò che è stato precedentemente accennato la parabola è legata con quella della zizzania con chiari concetti paralleli.
Ambedue si riferiscono alla coesistenza tra il bene il male nella fase terrena del Regno, la cui separazione si realizza alla fine della storia operata dal giudizio di Dio.
Nella parabola della zizzania l’accento cade sulla fase della crescita del Regno verso la maturazione finale, una fase che richiede pazienza da parte del contadino. Al contrario, nella parabola della rete l’accento cade sulla fase della raccolta e della separazione. Letterariamente, Matteo utilizza la parabola della zizzania come una cerniera tra la parabola della semente e la parabola della pesca. Si può dire che la parabola della pesca sviluppa la descrizione del Regno nella sua fase escatologica sfiorata dalle precedenti.

Il tempo in cui Gesù predica non è ancora il tempo del giudizio di Dio, ma è il tempo dell’annuncio, della raccolta. L’annuncio è universale, sebbene l’adesione non si configura in maniera totalmente universale.
Solo una parte se ne appropria responsabilmente.
Gesù scardina e vanifica l’idealismo utopico di una futura società perfetta, composta dalla nazione eletta grazie all'azione messianica del discendente di Davide predetto dai profeti. La sua predicazione contrasta il pensiero utopico di una comunità farisaica del residuo santo, chiamando a sé il popolo maledetto che non sa nulla di legge.

Gesù getta la rete a largo raggio, superando gli angusti confini della aristocrazia religiosa farisaica, che nutriva sentimenti di disprezzo per il cosiddetto “popolo della terra”, la gente comune che non aveva avuto una accurata educazione religiosa, violando la legge che ignorava. Agli occhi dei puritani farisei l’agire di Gesù appariva sconcertante. Essi disgustosamente disapprovavano la premurosa attenzione che Gesù nutriva verso i cosiddetti “peccatori”. Gesù giustificava il suo operato di fronte a siffatte aspre critiche, sia con il racconto della parabola della zizzania, che con la parabola della pesca. Egli annuncia che è tempo di pesca e la rete è gettata per raccogliere, cioè per evangelizzare, essendo l’evangelo rivolto a tutti, indipendentemente dalla appartenenza religiosa o alla appartenenza al Secolo. La volontà di Dio è la salvezza di tutti gli uomini. L’amore di Dio è manifestato nella persona di Gesù, nel suo insegnamento, nelle sue azioni. La giustizia di Dio è incarnata nell’atto salvifico di Gesù e il giudizio escatologico che ne deriva, sebbene sia connaturato con Gesù, è definitivamente attuato alla fine della storia.

Se Gesù getta la sua rete a strascico, anche i suoi discepoli sono chiamati a farlo. Gesù invita i primi chiamati alla missione, che erano pescatori, a trasferire su un altro piano, quello spirituale, la loro attività con queste parole: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini(cfr.Mt 4:19 sgg.). Nella parabola si parla di una pluralità di pescatori che gettano la rete nel lago, tirandola, in seguito, alla riva. Ciò fa pensare a una interpretazione ecclesiale. I pescatori galilei hanno la responsabilità di una chiesa, che, simile a una rete a strascico, annuncia e raccoglie uomini di tutto il mondo. La rete piena di pesci è l’immagine della diffusione rapida e sorprendente del Vangelo dentro e fuori la Palestina. La nave della speranza evangelica è in movimento nel mare tempestoso della società secolare, si spinge al largo e getta le sue reti della predicazione evangelica, dentro le cui maglie si posizionano uomini di diversa cultura, nazionalità, lingua, sesso ed estrazione sociale. Essi si piegano all’autorità della parola evangelica, e ai piedi degli Apostoli per essere educati nella verità e giustizia, sebbene si abbia coscienza di false conversioni e recitazione religiosa di impostori travestiti da cristiani. Si aspetta la fine della storia, in cui il giudizio definitivo porti l’imparziale divisione dei giusti e degli improbi.

Il messaggio parabolico della rete e la sua interpretazione evidenziano la missione della chiesa nel mondo, senza discriminare nessuno, bisogna evitare un giudizio tassativo su chi merita e su chi non lo merita.


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