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Parabola dell'amico importuno - Parrocchia San Marco

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ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2025
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Parabola dell'amico importuno

catechesi e formazione > le parabole
altri nomi della parabola:
  • Parabola dell'amico importuno

La parabola dell'amico inopportuno (o dell'amico di notte) è una parabola attribuita a Gesù contenuta nel solo Vangelo secondo Luca (11,5-8); in essa, un amico concorda nell'aiutare un vicino non tanto perché le sue richieste siano continue, ma perché i due sono veri amici, malgrado l'ora tarda e gli inconvenienti.
La parabola dimostra la necessità della preghiera senza rinuncia. Essa si presenta simile alla parabola del giudice iniquo
La versione del Vangelo secondo Luca  (11, 5-8)

La scena descritta in questa parabola suggerisce la presenza di una casa contadina, dove l'intera famiglia dorme insieme nella medesima stanza, ed un uomo che viaggia da solo di notte per evitare il caldo del giorno. La ragione della richiesta dell'amico è l'ospitalità, un dovere sacro nell'antichità per tutto il mondo mediterraneo

«Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall'interno gli risponde: Non m'importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza"»
Cerchiamo il significato della parabola:

All’inizio del Capitolo 11, dopo aver riportato l’insegnamento del "Padre nostro", Luca continua questa parabola per rivelarci la necessità della perseveranza nella preghiera per poter essere esauditi da Dio.

Un viandante, per evitare il calore del giorno, viaggia dopo il calare del sole e giunge a casa dell’amico a mezzanotte che, a quell’ora, non aveva nulla da dargli da mangiare, poiché in Palestina non era in uso fare provvista di pane per più giorni (ogni mattina si cuoceva solo quel tanto che bastava per la giornata). Preso alla sprovvista, costui si reca a sua volta da un suo amico, sperando che egli ne abbia avanzato: "Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli". La risposta di questo amico è molto dura, è irritato per essere stato disturbato nel sonno: "Non mi importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani". Ma Gesù stupisce tutti affermando che se quest’ultimo non si deciderà a darglieli in gesto di amicizia, alla fine si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono per porre almeno fine all’invadenza, al fastidio che l’amico gli sta procurando con la sua insistente richiesta nel cuore della notte.

Gesù suggerisce infine di imitare, nel chiedere a Dio le grazie di cui abbiamo bisogno, l’importunità di questo uomo: "chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto". La confidenza che dobbiamo porre in Dio è fondata sulla sua qualità di Padre: come Padre non potrà negarsi, né darci una cosa inutile, né tanto meno una cosa nociva, poiché se l'uomo malvagio sa dar buone cose ai suoi figli, Dio non mancherà certo di dare il meglio possibile a coloro che glielo domandano con la grazia santificante dello Spirito Santo, che è il più eccellente dei doni e deve costituire l'oggetto principale della preghiera dei discepoli di Gesù.

Questa parabola ci esorta a una preghiera coraggiosa, a una fede senza esitazioni, così come ricorda il proverbio ebraico: "L'importuno vince il cattivo, tanto più Dio infinitamente buono". La prima condizione per la preghiera è la consapevolezza delle proprie miserie, il riconoscere che abbiamo bisogno di Lui come ci è necessaria l’aria che respiriamo. Dio ci invita a pregare, cioè ad intrattenere un fecondo colloquio con Lui. Certo, pregare implica confessare la nostra debolezza, povertà, impotenza, bisogno, dipendenza; ma poi la fede ci dona quella certezza incrollabile di essere esauditi: infatti, se l'uomo si commuove davanti alle necessità di un amico o di un figlio, tanto più Dio-Padre si profonderà ad aiutare le sue fragili creature.

Solo Dio può riempire il cuore dell'uomo. Egli ci dà "molto di più di quanto possiamo domandare o pensare" (Ef 3,20): si dona a ciascuno secondo il proprio desiderio; infatti l'unica misura del dono è data dal nostro desiderio: chi desidera poco, riceve poco; chi desidera tutto, riceve tutto. Noi dobbiamo chiedere, non perché Lui ignori il nostro bisogno, ma perché il dono può essere ricevuto solo da chi lo desidera e lo chiama, in quanto nell’atto stesso del domandare è insito il riconoscimento che solo Lui può infondere l’aiuto necessario. Nessuno infatti chiederà mai a colui che non ritiene in grado di risolvere quel dato problema, la risoluzione del problema stesso. Questo brano ci esorta a desiderare in grande e con insistenza, il che ci renderà capaci di ricevere lo Spirito Santo.


Parrocchia San Marco Evangelista

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