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Parabola del sale della terra - Parrocchia San Marco

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ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2025
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Parabola del sale della terra

catechesi e formazione > le parabole
Il sale della terra è una delle parabole di Gesù, riportata dal Vangelo secondo Marco e dal Vangelo secondo Matteo.
La versione del Vangelo secondo Matteo  (5, 13)


«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà?  Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.»
La versione del Vangelo secondo Marco  (9, 50)


«Il sale è buono; ma se il sale diventa insipido, con che gli darete sapore?   Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri»
Cerchiamo il significato della parabola:

Sale e luce. Due potenti immagini che rendono l’idea di  cosa dovremmo essere nel mondo:
“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.   
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa”.

La caratteristica principale del sale e della luce consiste nella loro invisibilità.
Il sale dà sapore alle cose, ma per farlo scompare alla vista.
Ci si accorge della sua presenza solo quando si mangia una pietanza. Finché è riconoscibile come sale non è utile. Per esserlo deve scomparire nella sua consistenza propria e per questo cambia le cose nel loro sapore.

La fede, e la testimonianza della fede, allo stesso modo sono significative non solo quando si pongono come riconoscibili agli occhi del mondo, ma quando silenziosamente cambiano il sapore del mondo, il suo senso più profondo.

Così un medico è riconoscibile come cristiano, dalla qualità del suo essere medico.
Un giardiniere, dalla cura con cui coltiva le sue piante.
Una madre, dalla tenerezza con cui esercita la sua maternità.
Un cristiano ovunque si trova non può lasciare le cose uguali, le cambia, le insaporisce, le rende significative.
In questo senso il cristianesimo non pianta tanto bandierine di conquista, ma ha la pazienza di trasformare le cose da dentro. Ha ragione papa Benedetto XVI quando dice che il cristianesimo si propaga non per proselitismo ma per attrazione.

Allo stesso modo la luce in sé è invisibile, diventa visibile solo quando si scontra con un oggetto e lo rivela.
Noi dovremmo essere quella luce che rivela le cose, i volti soprattutto della gente, la loro unicità, diversità, bellezza nascosta. Un cristiano valorizza i dettagli, dà dignità a ciò che il mondo scarta, rende visibili gli invisibili della storia.


Parrocchia San Marco Evangelista

via Edoardo Daneo, 19 10135 Torino - tel. 011 612.714

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