Parabola del ricco stolto
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La parabola del ricco stolto o parabola dell'avaro è una parabola di Gesù, presente nel Vangelo secondo Luca e nel Vangelo di Tommaso. Tratta della futilità di credere che la ricchezza possa assicurare prosperità o una bella vita.
La versione del Vangelo secondo Luca (12, 16-21)

Un membro della folla che sta ascoltando Gesù gli sottopone una disputa finanziaria familiare:
«Uno della folla gli disse, "Maestro, di a mio fratello di dividere l'eredità con me."
Ma egli gli disse, "O uomo, chi mi ha costituito giudice e arbitro su di voi?"
Disse poi a loro, "Fate attenzione! Guardatevi dall'avarizia, perché la vita di uno non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede."»
Il detto del Vangelo di Tommaso (versetto 63)

«Gesù disse: C'era un uomo ricco che aveva molti possedimenti. Egli disse: userò i miei possedimenti in modo che io possa seminare e piantare e raccogliere, e riempire i miei granai con i frutti, così che non abbia bisogni di nulla. Questi erano i suoi pensieri nel suo cuore. E quella notte egli morì. Chi ha orecchie ascolti.»
Cerchiamo il significato della parabola:
Gesù racconta questa parabola per aiutare le persone a riflettere sul senso della vita, usando una similitudine che evidenzia come le ricchezze portino con sé molti crucci e non riescano ad allungare di un giorno la vita. La campagna, ossia una grande estensione di terreno, un latifondo di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: "Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?". I troppi beni portano agitazione, perché hanno come diretta conseguenza l'accanito attaccamento a quegli stessi: si teme più per la loro perdita che per la perdita della propria salute o della vita stessa.
Il ricco della parabola si mostra attaccatissimo alle sue ricchezze, è davvero ossessionato dalla preoccupazione per suoi beni che aumentavano senza controllo e fuori da ogni previsione, a motivo del raccolto abbondante. Pensa solo ad accumulare per garantirsi una vita senza preoccupazioni. Egli non si domanda come potrà impiegare queste ricchezze, ma unicamente come conservarle. L'amore dei bisognosi poteva servirgli da "granaio" per la salvezza della sua anima, tuttavia questo pensiero non si affaccia alla mente del ricco.
"Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni, vale a dire oro, argento, i mobili preziosi che possiedo. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia". Il ricco si crede oramai giunto al colmo della felicità: mangiare, bere, divertirsi, saranno le sue sole occupazioni. "Ma Dio gli disse: Stolto! Proprio questa notte dovrai morire, e a chi andranno le ricchezze che hai accumulato?"".
Simile a questo ricco stolto è chi pensa solo a se stesso, vale a dire pensa solo e unicamente ad ammassare ricchezze in terra, e non cerca di fare opere buone e conquistarsi dei meriti presso Dio. La morte ci fa scoprire il vero senso della vita, rende tutto relativo, poiché mostra ciò che perisce e ciò che rimane: chi cerca solo di avere tutto per sé ed esclusivamente beni materiali, che per loro stessa natura sono effimeri, perde tutto quanto nell'ora della morte.
In questo racconto l'evangelista ci mette in guardia contro la sete dei beni materiali, che droga la vita e ci porta all'idolatria, e ci distoglie da ciò che più conta, ossia dalla ricerca del Regno. Luca ci esorta sull'utilizzo delle ricchezze, presentando nelle parabole da lui riportate due atteggiamenti opposti: da un lato chi spende i beni materiali a favore degli altri, pensando al suo futuro, come l'abile amministratore lodato dal padrone; e dall'altro chi li spende pensando alla propria pancia, lasciando gli altri a deperire ai margini della vita, come il ricco epulone.
Non cogliere l'attimo presente per pensare solo a te stesso, impegnati a costruire un futuro in Dio. Nessuno può dormire sonni tranquilli nella certezza che vedrà sorgere l'alba di un altro giorno. In ogni momento il Signore può porre fine alla tua stoltezza e alla tua indifferenza nei suoi confronti. Coloro che intendono mettersi in cammino verso Dio, devono rivedere il proprio atteggiamento verso i beni terreni alla luce della meta finale. Il nostro aldilà dipende unicamente dal nostro "al di qua", da come ci siamo comportati durante la nostra vita terrena, poiché nell'aldilà saremo ciò che noi siamo stati in questo cammino di preparazione all'incontro diretto con il Padre.