Parabola del lievito
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Egli disse loro un'altra parabola: "Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prende ed impasta con tre misure di farina finché tutta la pasta sia lievitata
La versione del Vangelo secondo Matteo (13, 33)

Il Vangelo secondo Matteo descrive Gesù che si siede in riva al mare; all'arrivo della folla è costretto a salire su una barca e pronunciare da là diverse parabole, tra cui quella del lievito:
«Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata»
La versione del Vangelo secondo Luca (13, 20-21)

Il Vangelo secondo Luca presenta Gesù che insegna in una sinagoga di sabato; dopo aver scacciato un demone da una donna ed essersi confrontato con il capo della sinagoga riguardo al rispetto del sabato, Gesù continua a rivolgersi agli ascoltatori:
«Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.»
Il detto del Vangelo di Tommaso (versetto 35)

«Gesù disse: “Il Regno del Padre è simile a una donna, che prese un'anfora piena di farina. Mise un po' di lievito nella pasta e cosse grandi pani. Chi ha orecchi ascolti!”»
Cerchiamo il significato della parabola:
L’immagine è semplice e si basa su due elementi radicalmente differenti a livello quantitativo. Da un lato c’è il lievito che viene usato in porzioni minime, data la sua potenza fermentatrice. D’altro lato, la donna ha approntato una notevole massa di farina: si tratta di tre “staia”, in greco sáton, una “misura” dei cereali variamente computata nelle diverse culture (l’ebraico se’a si aggirava attorno ai 12 litri). Il contrasto sarebbe, quindi, tra due entità molto eterogenee e Gesù si basa proprio su questa opposizione per illustrare il cuore del suo messaggio riguardante il “regno di Dio”.
Ora, questa espressione, nota già all'Antico Testamento, attingeva alla società del tempo e sostanzialmente era da intendere in chiave dinamica, attiva. Rimandava, perciò, non solo a un “regno”, ma soprattutto a una “regalità”, cioè a un progetto divino, a un piano di salvezza dell’umanità, alla volontà del Signore di realizzare in collaborazione con gli uomini e le donne una storia di pace, giustizia, amore. Purtroppo, però, nelle vicende umane si assiste spesso a una scelta antitetica.
Eppure Cristo invita il discepolo a non disperare: il regno di Dio sembra simile a quel pizzico di lievito, a una minoranza marginale. Ma la sua potenza è tale che lentamente riuscirà a fecondare la massa delle opere umane, rappresentate da quelle tre misure colme di farina che la casalinga sta impastando. È ciò che, poco prima, Gesù aveva descritto attraverso il simbolo del microscopico granello di senape che cresce in un giardino fino a diventare un albero maestoso sul quale gli uccelli pongono i loro nidi.
Suggestiva, comunque, è l’attenzione che Cristo ha riservato al lavoro di quella donna, forse pensando a quando da bambino guardava sua mamma Maria alle prese con la preparazione del pane quotidiano.