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Il chicco di grano - Parrocchia San Marco

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ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2025
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Il chicco di grano

catechesi e formazione > le parabole
Il chicco di grano è una delle parabole di Gesù, contenuta nel Vangelo secondo Giovanni.   
È stata interpretata come un'allegoria della risurrezione.
La versione del Vangelo secondo Giovanni  (12, 24-26)

Questa parabola narrata da Gesù ha come argomenti principali la risurrezione e il regno di Dio. Grazie al paragone di Gesù con il chicco di grano, il pubblico contadino che lo ascoltava poteva facilmente comprendere il principio della "risurrezione" prodotto dalla morte del seme nella terra.
Gesù utilizzò la metafora del chicco di grano per illustrare l'importanza della morte dell'io per perseguire la salvezza ed entrare nel regno dei Cieli. Egli suggerisce che una persona debba comprendere il significato di morire al mondo, prima di rinascere più puro, virtuoso e forte di prima.
L'immagine del chicco di grano che muore nella terra per poi dare frutto al raccolto è vista come una metafora della morte stessa di Gesù e della sua sepoltura, seguite poi dalla risurrezione che porta frutto nella salvezza dell'uomo.

In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.
Cerchiamo il significato della parabola:

Se, nella parabola del seminatore, Gesù svela che non è sufficiente ascoltare la Parola, ma è necessario che il "seme" (la Parola) trovi il "campo buono" per crescere (la disposizione e la volontà dell'anima), ora in questa parabola ci rivela che sotto terra (nella profondità della nostra anima), nel silenzio e in segreto, avviene un miracolo.

Il Regno è dunque come un seme, che attende questo miracolo sotto terra, senza farsi notare, ma divenendo testimone silenzioso dell'istante in cui l'azione umana e quella divina s'incontrano. Il seme ha già in sé l'energia per germogliare e crescere: una volta piantato in un buon terreno, cresce e produce grano, senza necessità di altro intervento umano. La crescita del seme segue una sequenza ben precisa: prima l'erba, poi la spiga, poi la maturazione del chicco di grano ben formato.

Il contadino non ha idea di come crescerà il seme, perché è il seme che racchiude in sé il segreto della sua crescita. La "forza" che fa crescere il seme è presente in tutto ciò che avviene, dall'arrivo della pioggia al soffio del vento, dalla semina alla germogliazione e crescita della pianta, e interagisce con l'azione degli eventi e degli esseri viventi, restando però invisibile all'occhio umano.

Il seme attende, accetta, accoglie, come la madre terra questo miracolo. Il piccolo seme è una presenza nascosta, è un grido silenzioso, è la forza nella fragilità: quel seme porta in sé un albero, un sogno, un dinamismo ancora inespresso ma già operativo dal momento stesso in cui è seme che viene piantato. L'azione dell'uomo "che getta il seme nella terra" rappresenta la presa d'atto e l'accettazione dell'anima al compimento del Regno di Dio: la sua desiderosa volontà che quel Regno si realizzi diventa il volontario desiderio attraverso cui il Regno stesso inizia a realizzarsi nel preciso istante in cui il seme viene piantato in terra.

La dinamica di "germogliazione" e sviluppo del Regno ci insegna che i suoi processi sono talvolta lenti e risiedono nella coscienza; l'umana impazienza di vedere sempre "tutto e subito", ci impedisce di percepire che un nuovo germoglio sta già nascendo nel segreto e nel silenzio di quella terra, e di capire il ruolo che possiamo avere in tale sua crescita.

Il Regno di Dio che è quel "già e non ancora" è quel presente dentro di noi, nell'umanità; è quel sogno di Dio non ancora compiuto, ma insito nelle scelte personali quotidiane, nel nostro impegno concreto e costante di vedere realizzato quel sogno. Non è l'azione umana che produce il regno di Dio, ma la potenza stessa di Dio nascosta nel seme.

La terra opera straordinarie trasformazioni su quel seme: lo stelo, la spiga, il grano… ; prima e dopo vi è l'azione del contadino, che sceglie con cura il terreno, che pianta il seme perché possa portare frutti e "che mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura". L'azione di Dio è incessante e prodigiosa, nascosta e autonoma: dopo la fatica della semina, occorre solo pazientare e aver fiducia in Lui.

Non è un invito alla pigrizia o all'ozio, ma un capovolgimento del nostro modo di vedere e di vivere la realtà. Esiste sempre qualche cosa che cresce al di là di ogni apparenza, che richiede fiducia e una paziente e laboriosa attesa, perché è l'opera di Dio. Il regno di Dio non dipende dall'uomo, e questo è confermato dal fatto che Gesù dice che la terra da se stessa dà il suo frutto, perché contiene gli elementi necessari per il nutrimento. Quando il frutto è maturo è tempo di raccolta! Quando il grano è maturo è tempo di mietitura e il mietitore raccoglie!

Questa parabola ci parla dell'impotenza umana nel far crescere il seme: il contadino non fa crescere il seme, perché non sa nemmeno cosa accada a quel seme che sta crescendo, fin tanto che esso resta racchiuso nel "mistero" della terra, o meglio nel campo buono dove opera l'unica forza possibile: la potenza trasformante e creatrice di Dio.


Parrocchia San Marco Evangelista

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