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Parabola del banchetto di nozze - Parrocchia San Marco

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ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2025
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Parabola del banchetto di nozze

catechesi e formazione > le parabole
altri nomi della parabola:
  • parabola del banchetto nuziale

La parabola del banchetto di nozze è una parabola di Gesù raccontata nel Vangelo secondo Matteo, nel Vangelo secondo Luca e nell'apocrifo Vangelo di Tommaso.
Potrebbe essere chiamata anche: Parabola dello sposalizio del figlio del re o la Parabola del grande banchetto.
È una parabola nella quale Gesù illustra le caratteristiche del Regno dei Cieli.
La versione del Vangelo secondo Matteo  (22, 1-14)


1 Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse:
2 "Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio.
3 Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
4 Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: "Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!".
5 Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;
6 altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
7 Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
8 Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni;
9 andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze".
10 Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
11 Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale.
12 Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì.
13 Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti".
14 Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti".
La versione del Vangelo secondo Luca  (14, 16-24)

Uno dei commensali, avendo udito questo, gli disse: "Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!".
16 Gli rispose: "Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti.
17 All'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: "Venite, è pronto".
18 Ma tutti, uno dopo l'altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: "Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi".
19 Un altro disse: "Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi".
20 Un altro disse: "Mi sono appena sposato e perciò non posso venire".
21 Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: "Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi".
22 Il servo disse: "Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c'è ancora posto".
23 Il padrone allora disse al servo: "Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia.
24 Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena"".
La versione del Vangelo secondo Marco (64)


Gesù disse, “Un uomo organizzò un ricevimento. Quando ebbe preparato la cena, mandò il suo servo a invitare gli ospiti.
Il servo andò dal primo e gli disse, ‘Il padrone ti invita.’ E quegli disse, ‘Ci sono dei mercanti che mi devono dei soldi, e vengono da me stasera.
Devo andare a dargli istruzioni. Lo prego di scusarmi ma non posso venire a cena.’ Il servo andò da un altro e disse, ‘Il padrone ti ha invitato.’
Quegli disse al servo, ‘Ho comprato una casa, e devo assentarmi per un giorno. Non avrò tempo per la cena.’ Il servo andò da un altro e gli disse, ‘Il padrone ti invita.’ Quegli disse al servo, ‘Un mio amico si sposa, e devo preparargli il banchetto. Non potrò venire. Lo prego di scusarmi se non posso venire.’ Il servo andò da un altro e gli disse, ‘Il padrone ti invita.’
Quegli disse al servo, ‘Ho comprato una proprietà, e sto andando a riscuotere l’affitto.
Non potrò venire, Lo prego di scusarmi.’ Il servo ritornò e disse al padrone, ‘Quelli che avevi invitato a cena chiedono scusa ma non possono venire.’ Il padrone disse al servo, ‘Vai per la strada e porta a cena chiunque trovi.’  Acquirenti e mercanti non entreranno nei luoghi del Padre mio.”
Cerchiamo il significato della parabola:

In questa parabola Gesù parla di un re che invita molta gente al banchetto di nozze di suo figlio, ma sorprendentemente nessuno degli invitati viene alla festa. Le scuse sono molte e diverse, ma il risultato finale è che non partecipano. “Dio è buono verso di noi, ci offre gratuitamente la sua amicizia, ci offre gratuitamente la sua gioia, la salvezza – dice il Papa Francesco – , ma tante volte non accogliamo i suoi doni, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi; e anche quando il Signore ci chiama, tante volte sembra che ci dia fastidio”

Dio ha una certa esperienza di negative e rifiuti da parte di quelli ai quali offre i suoi doni; ma il suo amore non conosce scoraggiamenti. Perciò invia i suoi servitori da ogni parte per invitare al banchetto tutti quelli che vengano loro incontro, buoni e cattivi indistintamente. Richiama l’attenzione che anche i cattivi sono invitati. Il Signore non esclude nessuno dalla sua chiamata. L’invito, che era stato respinto da alcuni, trova accoglienza in persone che prima non facevano parte del suo circolo di conoscenti, persone con le quali non aveva nessuna relazione. Uomini e donne, di qualunque cultura e condizione, anche quelli che non pregano e non hanno nessuna relazione con Dio, tutti siamo chiamati alla santità, a partecipare alla gloria del cielo. Nessuno resta escluso.

“Tutti i battezzati sanno qual è la festa di nozze del figlio del re e qual è il suo banchetto (diceva sant'Agostino predicando su questo passo evangelico). La tavola del Signore è predisposta per chiunque voglia partecipare ad essa. A nessuno viene proibito di avvicinarsi, ma l’importante è il modo di farlo”. L’invito generoso di Dio, rappresentato da un re, a partecipare alla gloria celeste, simbolizzata dal banchetto di nozze, è gratuito e universale.

Ebbene, il Vangelo dice che “il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale” (v. 11). Quelli che stavano lì erano stati invitati, come tutti noi uomini siamo invitati alla salvezza. La porta è aperta per chiunque voglia entrare, ma prima di godere della gloria vi sarà un giudizio.
Il giudice supremo, che è capace di vedere nella profondità dei cuori, valuterà quel che c’è nella vita di ciascuno. “Gesù ha annunziato nella sua predicazione il Giudizio dell’ultimo Giorno (ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica).
Allora saranno messi in luce la condotta di ciascuno e il segreto dei cuori. Allora verrà condannata l’incredulità colpevole che non ha tenuto in alcun conto la grazia offerta da Dio. L’atteggiamento verso il prossimo rivelerà l’accoglienza o il rifiuto della grazia e dell’amore divino [...].
Il Figlio non è venuto per giudicare, ma per salvare e per donare la vita che è in lui. È per il rifiuto della grazia nella vita presente che ognuno si giudica già da se stesso, riceve secondo le sue opere e può anche condannarsi per l’eternità rifiutando lo Spirito d’amore”. Solo chi è degnamente disposto potrà sedersi alla tavola.

Nella parabola di Gesù appare chiaro che non importa quello che abbia fatto nel passato ma che è necessaria una condizione indispensabile: vestire l’abito nuziale; vale a dire, avere l’anima pulita e un cuore pentito, condurre un tono di vita che sia testimonianza della carità verso Dio e il prossimo.
Gesù invita tutti alla sua tavola, però chiede rispetto nell'avvicinarsi ad essa. Ecco perché san Paolo ricordava ai cristiani di Corinto che prima di avvicinarsi al banchetto dell’Eucaristia, sacramento nel quale pregustiamo un anticipo della gloria celeste, dobbiamo esaminare accuratamente la nostra coscienza: “Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11, 28-29).
Oggi è una buona giornata, se siamo convinti di essere macchiati, per ripulire l’anima, abbracciare l’amore e godere dell’invito che Gesù ci fa al banchetto celeste.


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